Qui di seguito trovate il caso della VIII Edizione della Roma Moot Court Competition. 

 

A stipula un contratto di assicurazione “sanitaria”, volta a tenerlo indenne dai costi derivanti dalla cura di eventuali patologie, con durata quinquennale.

Dopo dieci mesi dalla sottoscrizione del contratto gli viene diagnosticata una rara patologia per la quale deve essere sottoposto ad un intervento chirurgico. Denunziato il fatto all’impresa assicuratrice ed effettuato l’intervento, la stessa sopporta i relativi costi. Tuttavia, dopo 15 giorni, comunica all’assicurato, con lettera raccomandata a.r., la determinazione di recedere dal contratto, essendo prevista, nelle condizioni generali di contratto, la facoltà di recesso dell’assicuratore per il caso in cui si verifichi un sinistro corrispondente a quelli oggetto di copertura.

A, consapevole di aver necessità di ulteriori, consistenti e costose cure per il decorso della malattia ed eventuali recidive, si rivolge ad un avvocato sottoponendogli il contratto di assicurazione. Dalle condizioni generali dello stesso risulta la clausola che prevede, sia per l’assicuratore che per l’assicurato, la facoltà di recedere dal contratto nei casi previsti dalla legge o dopo ogni sinistro, dandone comunicazione all’altra parte mediante lettera raccomandata entro 60 giorni, rispettivamente, dal pagamento o dal rifiuto dell’indennizzo. Tale clausola stabilisce, inoltre, che l’impresa assicuratrice rinuncia alla facoltà di recedere decorso un anno dalla stipulazione del contratto. Essa risulta specificamente approvata per iscritto da A, in calce ad una dicitura che riporta la numerazione di alcune clausole, tra cui quella anzidetta.

Determinato a dedurre l’inefficacia del recesso dell’impresa assicurativa e comunque ad accollarle tutti i costi che dovesse sostenere in ragione della sua patologia per il tempo corrispondente alla durata del contratto, A intende promuovere un giudizio offrendo il pagamento dei premi assicurativi alle rispettive scadenze.

L’impresa assicuratrice, a sua volta, ribadendo l’efficacia del recesso, propone la conclusione di un altro contratto di assicurazione idoneo a coprire la patologia in questione per altri cinque anni, ma a fronte di un premio triplicato. A rifiuta tale proposta.

In fatto:

-la patologia di A non rientra tra quelle escluse dalla copertura assicurativa;

-l’opuscolo informativo fornito ad A prima della conclusione del contratto non contiene indicazioni circa il recesso; segnala esclusivamente che “l’assicurato deve dare comunicazione nei termini previsti dal contratto di ogni aggravamento e diminuzione del rischio”;

-l’anzidetta clausola sul recesso così recita: “Dopo ogni sinistro denunciato a termini di contratto e fino al 60° giorno dal pagamento o dal rifiuto delle prestazioni le parti possono recedere dall’assicurazione.

In caso di recesso esercitato dalla compagnia assicurativa questo avrà effetto dalla data di scadenza dell’annualità assicurativa in corso ovvero, qualora sia comunicato meno di 30 giorni prima di tale data, il recesso stesso avrà effetto trascorsi 30 giorni dal ricevimento della raccomandata.

In caso di recesso esercitato dall’assicurato, questo potrà avere effetto, a sua richiesta, dal giorno stesso della spedizione della raccomandata. In tale caso l’impresa assicuratrice rimborsa all’assicurato, entro 30 giorni dalla cessazione dell’assicurazione, la parte di premio, al netto dell’imposta già pagata, relativa al periodo di rischio non corso.

La compagnia assicuratrice rinuncia a tale facoltà di recesso decorso un anno dalla data di stipulazione del contratto di assicurazione.

La riscossione dei premi venuti a scadenza dopo la denuncia di sinistro o qualunque altro atto della compagnia assicuratrice non potranno essere interpretati come rinuncia della stessa a valersi della facoltà di recesso.

Le disposizioni del presente articolo non operano qualora il contratto sia di durata inferiore ai due anni.

Una parte assuma le difese di A, l’altra le difese dell’impresa assicuratrice.